Freud est donc lui même l’enfant de plusieurs systèmes mail il a su, comme personne avant lui, les dominer, le conjuguer, les dépasser. De plus, il a su ne pas être l’otage de ses propres découvertes.

Sans cesse, il a évolué et finalement, nul n’a peut-être plus contesté Freud que Freud lui-même! Il est probable, au vu de ses derniers textes, que s’il avait vécu vingt ans de plus, toute la psychanalyse en eût été changée.

L’erreur d’une grande partie de ses disciples de stricte obédience est d’avoir mois d’impertinence que lui à l’égard de ses théories. Du coup, ce sont eux qui, en se voulant plus freudiens que Freud, sont les véritables anti-freudiens. L’ennui est qu’ils ne s’en rendent pas compte et masquent leur rigidité intellectuelle derrière une sorte de terrorisme: « Freud a dit que…»: prosternez-vous ou soyez couverts d’opprobre!

Alfred Tomatis, L’oreille et la vie

 

Le persone che hanno sentito parlare del metodo sviluppato da Alfred Tomatis si dividono curiosamente in tre categorie: agnostici, ferventi sostenitori o feroci detrattori.  Tralasciando gli agnostici, che spesso non hanno sperimentato e non hanno approfondito l’argomento, la ragione di queste rigida dicotomia va cercata nel fatto che da un lato il metodo ha oggettivamente un numero alto di successi ma dall’altro le ragioni addotte da Tomatis sul perché esso funzioni sono o datate o affascinanti ma non dimostrabili o parzialmente vere o infine semplicemente errate.

Pertanto chi ha constatato i successi dell’approccio li considera, erroneamente, una prova, a posteriori, della validità la teoria, sordo a ogni altra ricerca scientifica, mentre chi valuta solo le osservazioni di Tomatis conclude, a priori, che il metodo non può funzionare data l’inesattezza di molte premesse.

Nel presente documento proverò a fornire una spiegazione alternativa alle ragioni per cui il metodo funziona, comparando sinteticamente la visione tradizionale a quella alternativa da me proposta.

Alla luce di questa nuova lettura si vedrà poi come certi protocolli classici perdano di significato mentre altri possano essere introdotti aumentando l’efficacia della stimolazione.

L’idea è pertanto quella di sfrondare i “rami secchi” per dare l’opportunità alla parte sana di essere più funzionale e più compatibile con ricerca scientifica.

Uno dei punti deboli del metodo, se preso nella sua interezza, è proprio la difficoltà di riuscire a organizzare uno studio scientifico serio per comprenderne il funzionamento.

Le poche ricerche fatte sinora, inclusa una delle più serie che alleghiamo al presente documento, hanno tutte lo scopo di voler dimostrare che il metodo complessivamente funziona, senza preoccuparsi di indagare invece il perché funzioni e quali componenti del pot-pourri previsto dai protocolli, siano essenziali e quali inutili o contro producenti.

A partire dall’intuizione che fosse possibile migliorare l’ascolto umano usando un dispositivo di sua invenzione, si è poi finiti in un ginepraio di implicazioni psicologiche e persino ontologiche che hanno portato il metodo alla deriva ripiegandolo in un riduzionismo assiomatico.

Pertanto l’idea germinale di  A. Tomatis, quella davvero interessante, è passata troppo in fretta in secondo piano dando maggiore rilevanza a conclusioni al limite dell’esoterismo degli anni successivi.

Purtroppo dalla morte di Tomatis, nel 2001, gli allievi invece di confrontarsi con i progressi scientifici, hanno sclerotizzato i protocolli, spesso dividendosi in correnti il cui solo contendere è legato al rispetto  dell’ortodossia. La citazione di Tomatis con cui si apre questo breve documento è riferita a questo fenomeno. Tomatis criticava le scuole freudiane di refrattarietà al progresso e di eccesso di zelo nel proteggere lo status quo, di essere quindi “più freudiane di Freud” ma, ironicamente, è la stesso rimprovero che oggi si può muovere ai suoi allievi.

Per brevità mi limiterò a evidenziare due punti cruciali che leggo diversamente rispetto all’approccio Tomatis classico, e per farlo procederò con l’impertinenza che Tomatis si augurava avessero gli allievi di Freud.

1 – Ginnastica dell’orecchio o esca sonora?

Come già accennato il punto di partenza dell’intuizione di  A. Tomatis è stato lo scoprire un sistema per poter migliorare l’ascolto di un individuo – sottolineando le differenze tra sentire e ascoltare.

Esiste una differenza cruciale tra udire e ascoltare, al punto che i due verbi rappresentano uno dei rari casi dove anche in italiano si manifesta un valore aspettuale, tipico invece del greco antico.

In genere non diciamo “ho ascoltato squillare il telefono” ma “sentito” ; non diciamo “ho sentito tutto il giorno quel bel disco di Horowitz o di Benedetti Michelangeli” ma “ho ascoltato”.

Sentire significa percepire un evento sonoro in modo passivo e senza sforzo; ascoltare, al contrario, vuol dire prestare attenzione all’evento, impegnandosi per tutto il tempo necessario, per decidere di seguito se accettare o rifiutare il messaggio trasmesso.

È evidente che se l’ascolto prevede l’attenzione del soggetto al messaggio proposto, si può facilmente concludere che incrementare le capacità di ascolto di un soggetto sia forzatamente vincolato al trovare prima qualcosa che lo interessi. La più importante induzione di Tomatis consiste nell’aver ideato un sistema che permette di bypassare questo problema sfruttando un principio che lui spiega come una ginnastica dell’orecchio.

Ginnastica dell’orecchio

Per A. Tomatis l’ascolto è un fenomeno fisiologico. Nella sua idea, quando si ascolta, l’orecchio si comporta diversamente da quando si sente e basta. Nei suoi esperimenti nota che sottoponendo un soggetto all’ascolto alternato di frequenze gravi e acute, il soggetto diventa via via più presente e attento. Dato che la membrana timpanica si rilassa esposta ai suoni gravi mentre si tende di fronte agli acuti, Tomatis conclude che questo movimento di rilassamento e successiva tensione della membrana timpanica è la meccanica segreta dell’ascolto. Pertanto se si espone un soggetto a questo tipo di stimolazione il soggetto non può fare a meno di “ascoltare”. Nella pratica tradizionale del metodo, si insite per far fare questo tipo di ginnastica per almeno due ore consecutive tutti i giorni per almeno quindici giorni. Secondo questa ragionamento, durante le due ore di ascolto di musica cui viene applicata questa alternanza, il soggetto non può fare a meno di ascoltare. Va notato che pur insistendo sul concetto di ginnastica Tomatis ha sperimentato che solo una alternanza irregolare (pertanto imprevedibile dal soggetto) produce alla fine dei quindici giorni l’aumento attentivo sperato. Va anche evidenziato che benché si eserciti il soggetto a diventare maggiormente attento ai suoni, l’incremento attentivo si espande a tutte le area cognitive.

Esca sonora

Una delle prime incongruenze nella spiegazione classica è nella raccomandazione che l’alternanza sia irregolare. In quasi tutte le altre attività ginniche si insite nella regolarità del movimento. Tomatis invece propone una ginnastica irregolare e scomposta che lascia quantomeno perplessi.

La seconda incongruenza è empiricamente dimostrata: nessun soggetto resta attento alla musica per due ore consecutive.

L’ultima incongruenza deriva dal fatto che è stato dimostrato che l’ascoltare è sì fisiologicamente diverso dall’udire ma questo avviene a livello di corteccia uditiva. Ovvero la corteccia uditiva ha due sottosistemi che si attivano a seconda che ci sia attenzione o meno al segnale ricevuto dalle orecchie. Inoltre è altresì noto che, da un punto di vista neurologico, quando ci concentriamo su qualcosa, significa che l’ippocampo e la corteccia cerebrale vengono attivati.

Se partiamo dal fatto che l’alternanza debba essere imprevedibile per ottenere risultati possiamo cercare una risposta osservando che l’udito ha un canale di comunicazione privilegiato con l’amigdala e che uno dei compiti dell’amigdala è proprio quello di reagire, con un riflesso incondizionato,  alle variazioni inaspettate sia isolate che all’interno di un pattern.

Pertanto l’alternanza imprevedibile di equalizzazione probabilmente attiva il circuito amigdala-ippocampo-corteccia. Queste alternanze che possiamo anche definire come “interferenze” applicate al segnale sonoro ascoltato, fungano da esca sonora per il cervello che viene obbligato a prestare attenzione al fenomeno.

Notiamo che se la spiegazione proposta è corretta l’ascolto continuato di questa stimolazione non dovrebbe superare i venti o trenta minuti visto che l’ippocampo questo limite corrisponde al  tempo massimo di attivazione fisiologica continuata dell’ippocampo.

2 – Musica Filtrata: ascolto prenatale o psicoacustica?

Ascolto prenatale

La fascinazione di Tomatis per Freud lo porta a cercare un modo per integrare certe teorie freudiane all’interno del suo metodo. Una degli interessi maggiori di Tomatis si trova nello studiare la vita e lo sviluppo del feto.

Tramite una serie di esperimenti di sua ideazione arriva a concludere che lo sviluppo cerebrale del feto sia influenzato quasi integralmente dalla voce materna. Secondo i suoi esperimenti, Tomatis conclude che il feto ascolta la voce della madre per via ossea e sopra gli 8000 Hz. Per Tomatis il cervello del feto è come una sorta di disco fisso nel quale la voce della madre a 8000 Hz registra tutta una serie di informazioni cruciali per lo sviluppo dell’individuo anche dopo la nascita. Tra le informazioni succitate va inclusa anche la predisposizione al linguaggio.

Fatta questa scoperta Tomatis decide di associare il meccanismo dell’alternanza di equalizzazione quello della musica filtrata sviluppando il concetto di “parto sonoro”, che diventa in breve il pilastro di tutto il suo approccio. Tomatis ritiene che qualunque problema possa esser fatto risalire o a un problema di “registrazione” avvenuto durante la gravidanza oppure a un trauma che abbia in qualche modo cancellato quella “registrazione”. Pertanto deduce che qualunque difficoltà possa essere alleviata o risolta effettuando una nuova “registrazione” delle informazione ricevute dalla voce materna durante la vita prenatale, potenziandola tramite l’associazione alla ginnastica uditiva da lui ideata. Una sorta di formattazione del disco fisso e re-installazione del sistema operativo senza bug.

Per fare questo Tomatis decide che all’alternanza di equalizzazione vada associato un progressivo filtraggio del segnale sonoro fino a 8000 Hz al fine di riportare il soggetto nella condizione di ascolto prenatale. A quel punto, sempre filtrata a 8000 Hz, si procede per parecchie ore a far ascoltare al soggetto – quando possibile –  la voce di sua madre – con lo scopo di installare il nuovo sistema operativo. Infine si termina reintroducendo le frequenze prima filtrate per farlo “rinascere” – da cui il nome “parto sonoro”.

Vorrei notare che pure nella ricerca allegata di De Voigt, Vervoort et al., viene presentata questa teoria come ampiamente dimostrata e assolutamente valida.

Psicoacustica

Nella ricerca del 1994, considerata ormai di riferimento, di Hepper e Shahidullah, intitolata “Development of foetal hearing”, si afferma che il feto sente per prima la frequenza dei 500 Hz, poi quella dei 250 Hz e successivamente si espande fino ai 3000 Hz. La ricerca sostiene che questa scoperta sia compatibile con l’ipotesi che il feto si alleni al linguaggio dato che le formanti di tutte le vocali in tutte le lingue si trovino dentro l’intervallo uditivo del feto.

Se questa ricerca è vera, il feto non può sentire solo la voce materna a 8000 Hz, come affermato da Tomatis. Pertanto la teoria dei suoni filtrati e del parto sonoro dovrebbe come minimo vacillare.

L’uso di certi filtri per eliminare certe frequenze ha però una sua utilità se si seguono certi principi di psico acustica.

In pratica una volta attirata l’attenzione del cervello e del sistema vestibolare tramite l’alternanza imprevista dell’equalizzazione possiamo dirigere questa attenzione aumentando la consapevolezza corporea (riducendo la percezione degli acuti) o riducendola (riducendo la percezione dei gravi).

Diventa pertanto interessante applicare il metodo anche per favorire il ripristino o il miglioramento della coordinazione motoria. L’interferenza che viene applicata alla musica, ovvero l’alternanza di due equalizzazione contrapposte, sovrappone alla musica un ulteriore “ritmo”. Questo ritmo attiva il sistema vestibolare che regola le funzioni di controllo dell’equilibrio e del movimento. Se a questa attivazione si aggiunge l’ascolto di suoni gravi, che aumentano la consapevolezza corporea, si può facilitare il soggetto anche in fase di riabilitazione motoria.

Conclusioni

Tramite l’ascolto di musica che applica dei cambi di equalizzazione non prevedibili si riesce ad allenare a ottimizzare il circuito amigdala-ippocampo-corteccia, che è alla base della maggioranza delle attività umane.

Prestare attenzione significa infine anche il poter cogliere meglio i cambiamenti nell’ambiente in cui viviamo per essere capaci di adattarvisi.

Le recenti ricerche delle neuroscienze spiegano che il nostro sistema di percezione sensoriale è disegnato per essere ridondante perché il nostro cervello colga meglio i cambiamenti nell’ambiente al fine di poter fare corrette previsioni sulla realtà. Il ridotto livello di stress unito alla capacità di cogliere meglio la realtà porta a un apprendimento più efficace e duraturo rendendo questo tipo di attività come il prerequisito ideale per sfruttare al massimo le potenzialità di ognuno.

Quando ascoltiamo in modo ottimale – ovvero quando captiamo meglio le informazioni che provengono dall’ambiente circostante e da noi stessi, il nostro livello di stress negativo si riduce.

L’ippocampo è il direttore della nostra capacità di focalizzarci e concentraci e questo tipo di esercizio ci permette di potenziarlo a nostro vantaggio, aumentando:

• la ricettività ai cambiamenti che ci circondano riducendo lo stress e l’ansia causati dal vivere in una realtà su cui non riusciamo ad avere il controllo;

• la resilienza alle distrazioni, restando concentrati su quello che ci supporta evitando di farci distrarre da quello che invece ci nuoce;

• l’energia per mettere in pratica nuove strategie che prima non avevamo l’energia di implementare

• la capacità di memorizzare e recuperare facilmente le informazioni apprese

• il miglioramento della coordinazione motoria tramite l’attivazione vestibolare

• la prontezza nel cogliere il feedback che ci viene costantemente inviato dal mondo esterno

Recenti studi di Näätänen sulla mismatch negativity hanno dimostrato che la corteccia uditiva è attivamente coinvolta nei meccanismi che accendono e spengono l’attenzione dei processi cerebrali, e le parallele ricerche di Merzenich e Tallal hanno provato che la stimolazione della corteccia uditiva ha enorme benefici in entrambe le due fasi di neuro plasticità del cervello.